l film ricostruisce la parabola di Salvatore Lucania, detto Lucky Luciano, uno dei più influenti boss della mafia italo-americana. Dopo aver dominato il crimine organizzato negli Stati Uniti dagli anni ’30, Luciano viene arrestato e condannato. Nel 1946, il governatore Thomas Dewey — lo stesso che anni prima lo aveva fatto incarcerare — decide di espellerlo dagli Stati Uniti e rimandarlo in Italia come “indesiderabile”.
Stabilitosi a Napoli, Luciano conduce una vita apparentemente tranquilla, ma continua a esercitare un potere occulto attraverso una rete di contatti internazionali. Il film segue le indagini del procuratore Gene Giannini, convinto che Luciano sia ancora al centro di un vasto traffico di droga che collega Stati Uniti, Italia e Medio Oriente.
Attraverso uno stile semi-documentaristico, Rosi intreccia testimonianze, interrogatori, ricostruzioni e materiali d’archivio, mostrando come Luciano riesca sempre a sfuggire alla giustizia grazie a protezioni politiche, silenzi e complicità.
La narrazione mette in luce il rapporto ambiguo tra mafia, potere e istituzioni, e il modo in cui il boss, pur lontano dall’America, continui a influenzare gli equilibri criminali internazionali fino alla sua morte.