Il film narra le vicende di Sabina Spielrein, la giovane paziente dei due grandi luminari della psicoanalisi Freud e Jung, e del triangolo che si formò tra di loro dopo che Sabina divenne amante di Jung. Basato sul carteggio segreto tra i tre, trovato casualmente nel 1977, a Ginevra, negli scantinati del Palais Wilson - sede dell'Istituto di Psicologia svizzero - il film narra tutta la vita di Sabina, una giovane ebrea di una ricca e colta famiglia russa, che fu la prima paziente isterica trattata e guarita con il metodo freudiano. Non solo il rapporto con Jung, che fu rivelato da una lettera anonima inviata alla madre di lei, fu da lui negato e vide Freud schierato con Jung contro di lei, che pure aveva accettato come allieva. Attraverso la testimonianza dei ricercatori che hanno consentito al regista - con una ricerca ventennale - di scoprirla, viene raccontata anche la vita di Sabina in Russia. Sabina, infatti, dopo la laurea e dopo il matrimonio, torna in Russia dove vive durante il periodo stalinista, che nel 1936 aveva bandito la psicoanalisi, e dove lavora in un asilo infantile all'avanguardia fino a quando i nazisti la uccidono nel 1942 durante la seconda occupazione di Rostov sul Don, sua città natale, dove si era rifugiata con la figlia Renate.