Hanno vinto la loro scommessa Stefano Knuchel e Ivan Nurchis, i due registi ticinesi che per il loro primo documentario si sono cimentati con il mondo della boxe cubana. Ne è nato Nocaut, un lavoro convincente che con il pretesto del pugilato parla in realtà della società cubana contemporanea, sospesa in un’età di mezzo nella quale è impossibile riconoscere i tratti della piena maturità. A far da guida lungo tutto il film è il giornalista Elio Menendez, massima autorità nel campo della boxe a Cuba, di cui ha seguito tutta l’evoluzione dalla rivoluzione castrista ad oggi. Si incontrano così campioni del calibro di Teofilo Stevenson, Felix Savon o Orlando Martinez, giovani talenti come Dayron Lester, ma anche personaggi più umili, dagli allenatori ai massaggiatori. Tutti che si considerano al servizio del loro paese e della causa rivoluzionaria attraverso lo sport. Lo sguardo di Knuchel e Nurchis è partecipe ma non acritico, empatico ma non soggiogato. Eppure Nocaut ha avuto parecchie difficoltà ad uscire in Svizzera, accusato da molti gestori di sale (soprattutto in Romandia) di essere opera di propaganda. Tanto che il distributore di fatto ci ha rinunciato. Soltanto ora Nocaut ha trovato e a fatica la via delle sale cinematografiche (è in questi giorni al Lux di Massagno), pur avendo riscosso lusinghieri consensi in occasione della prima alla Settimana della critica del Festival di Locarno 2004. Decisamente migliore l’accoglienza in Italia, dove il distributore accompagnerà l’uscita del film con un dvd ricco di ulteriori materiali. Quanto a Cuba, il film è stato proiettato lo scorso dicembre al Festival dell’Avana e uscirà nelle sale nel corso del 2006.