Citizen Toxie arriva a negare, nel voice over del teaser (recitato dal papà dell’Uomo Ragno, il sorridente Stan Lee), la leggittimità dei due seguiti. La trama è un pretesto per presentare la controparte malvagia di Toxie, Noxie, giunto a Tromaville in seguito a un’esplosione che ha aperto un varco dimensionale tra le due realtà parallele. Ovviamente, secondo le regole canoniche di questo meccanismo narrativo, il vero Toxie si ritrova nella distopica Amortville. Fin qui, tutto nella norma. Eppure, frugando tra frattaglie, ettolitri di sangue e violenza gratutita è evidente, se non l’impegno, almeno un tentativo di critica politico/sociale. Il regista punta il dito accusatore verso i vari problemi che affliggono la sua amata america: la violenza giovanile (la Mafia del Pannolino che fa una carneficina all’interno di una scuola per minorati), i problemi razziali (la scena dell’uomo trascinato da un camioncino non può non far pensare a un raccapricciante e recente fatto di cronaca), l’ingerenza dei media (una critica senza peli sulla lingua ai mezzi d’informazione e alla gestione mediatica del massacro alla Columbine) e la religione (la Sacra Bibbia usata come mannaia o Dio che viene interpretato da Hank, the Angry Drunken Dwarf, un nano sboccato e perennemente arrapato!). Il film non scontenta gli appassionati del genere e soprattutto della Troma, nonostante manchi un po’ di organicità. Può stupire, forse, un più limitato ricorso a scene pruriginose, ma nel documentario sul making of del film, distribuito a parte in un altro dvd della ArStone, il mistero della latitanza di tette, culi e accoppiate lesbo ci viene finalmente svelato.